Preservazione della fertilità nella diagnosi di patologia oncologica. Conoscere per far fronte alla paura

a cura di Rosamaria Di Stefano
Oggi apriamo una finestra su un tema di importante rilievo e riscontro sociale: la preservazione della fertilità. Alla luce della crescente incidenza di patologie oncologiche (aumento pari a +1,3% medio annuo tra le donne e +0,7% medio annuo tra gli uomini, secondo i dati AIOM) e dei progressi scientifici nelle cure, risulta fondamentale portare lo sguardo sulla qualità della vita che ne consegue, specie dopo terapie salvavita quali chemio e radioterapia.
Ho incontrato Marisa Capobianco, infermiera presso l’Unità Operativa di Fisiopatologia della Riproduzione dell’azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino.
Rosamaria: Quali sono le probabili conseguenze di queste terapie?
Marisa: Tra le conseguenze di tali terapie troviamo proprio la possibile perdita della fertilità, ossia la difficoltà futura di procreare a seguito di un danneggiamento della riserva ovarica per le donne e della spermatogenesi per gli uomini.
Rosamaria: In che modo è possibile preservare la fertilità?
Marisa: È possibile preservare la fertilità creando un proprio piccolo salvadanaio, crioconservando le proprie cellule riproduttive (gameti) al fine di poterle un domani utilizzare, qualora ve ne fosse la necessità, tramite tecniche di fecondazione assistita. Ciò è possibile seguendo una breve terapia di stimolazione ovarica per le donne con successivo prelievo ovocitario oppure tramite raccolta e crioconservazione del liquido seminale per gli uomini. Tale opportunità va ovviamente sempre valutata con il proprio oncologo e con il medico specialista in Fisiopatologia della Riproduzione Umana, ma conoscerla permette di affrontare un percorso complesso come quello della diagnosi e della cura oncologica, nello specifico nella fascia di età fertile, con una paura in meno, quella di vedersi negato un diritto come quello della paternità o maternità che appartiene ai bisogni primari dell’uomo.
Rosamaria: Ci sono centri di riferimento in Irpinia?
Marisa: Fortunatamente abbiamo un centro di riferimento regionale quale quello dell’azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino che negli ultimi mesi ha messo a punto anche un’importante collaborazione con l’azienda ospedaliera “Santobono-Pausilipon” di Napoli, attivando un ambulatorio per la tutela della salute riproduttiva dei pazienti oncologici di età pediatrica e adolescenziale.
Rosamaria: Grazie per aver condiviso con i nostri lettori queste importanti informazioni.

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