Il diabete nei giovani

di Rocco Flammia

Il numero di persone con diabete mellito cresce ogni anno in maniera esponenziale nei paesi sviluppati, in quelli emergenti e in quelli ancora in via di sviluppo. Nelle zone del mondo più sviluppate (Europa, Nord America, Australia) cresce meno che in Africa, Asia e Sud America, anche se i numeri sono comunque spaventosi. Gli individui affetti dalla malattia nel mondo sono ormai vicini ai 400 milioni e la stima è che questo numero salirà e raggiungerà i 600 milioni entro il 2035. Per questo la lotta al diabete è una delle tre emergenze sanitarie identificate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Attualmente la comunità medico-scientifica riconosce l’esistenza di tre grandi tipologie di diabete mellito, che sono: il diabete di tipo 1, il diabete di tipo 2 e il diabete gestazionale. In questo articolo ho voluto analizzare il diabete mellito di tipo 1 che colpisce prevalentemente noi giovani. Per far chiarezza su questo argomento ho intervistato il Dott. Giuseppe Memoli, direttore medico del Centro Antidiabete San Luca di Ariano Irpino.

Rocco: Diabete giovanile: cos’è e come si cura
Dott. Memoli: Il diabete mellito di tipo 1 (DMT1), detto anche “giovanile o insulinodipendente” è la malattia cronica endocrino-metabolica più frequente dell’età pediatrica. Si tratta di una patologia di origine autoimmune, cioè dipendente da un’alterazione del sistema immunitario, che comporta la distruzione di cellule dell’organismo riconosciute come estranee e verso le quali vengono prodotti degli anticorpi (autoanticorpi) che le attaccano. Nel caso del diabete tipo 1, vengono distrutte le cellule del pancreas che producono insulina (cellule beta). In mancanza di insulina il glucosio (zucchero) non può entrare nelle cellule e si accumula nel sangue. Per questo motivo, l’eccesso di glucosio nel sangue (iperglicemia) è il principale segno del diabete giovanile. Pertanto la cura è la somministrazione sottocutanea di insulina quattro o più volte al giorno, per tutta la vita. Infatti, attualmente, non esiste una terapia che può far guarire la malattia in maniera definitiva.

Rocco: Quali sono i principali sintomi?
Dott. Memoli: Quando i valori dello zucchero nel sangue sono particolarmente elevati i sintomi sono la sete, eccessiva urinazione, il dimagrimento, la stanchezza, dolori addominali e in alcuni casi, sempre meno frequenti, il coma chetoacidosico, cioè una perdita di coscienza determinata da una sofferenza del cervello. Molto più frequentemente, per valori di zucchero nel sangue moderatamente alti, non si ha alcun sintomo. A volte, per effetto di una dose troppo alta di insulina e/o per un’inadeguata ingestione di carboidrati o per un’attività fisica straordinaria, lo zucchero nel sangue può scendere troppo (ipoglicemia) determinando stanchezza, tremori, sudorazione fredda, fame eccessiva e alterazioni dello stato di coscienza. In tal caso è necessario assumere zuccheri semplici a rapido assorbimento, cosa che permette un rapido ripristino dei valori della glicemia e la relativa scomparsa dei sintomi.

Rocco: Controlli, ogni quanto?
Dott. Memoli: Dipende dalla fase della malattia e dallo stato del compenso, in genere almeno 4 controlli all’anno presso i centri specialistici di diabetologia. Giornalmente, però, è necessario effettuare i controlli dello zucchero con appositi strumenti (glucometri) che ultimamente sono diventati molto evoluti dal punto di vista tecnologico perché evitano la puntura del dito (sensori sottocutanei).

Rocco: Devo seguire una dieta specifica?
Dott. Memoli: In genere si deve osservare una normale alimentazione che deve soddisfare tutte le esigenze nutrizionali, limitando però l’eccessivo consumo di zuccheri.

Rocco: Noi giovani possiamo prevenirlo?
Dott. Memoli: Non è possibile prevenirlo anche se la presenza di familiari con diabete mellito insulino dipendente potrebbe indirizzare a fare delle indagini genetiche che possono predire la suscettibilità a sviluppare la malattia.

Rocco: Quali complicanze porta in noi ragazzi?
Dott. Memoli: Se ben curato non determina alcun rischio di complicanze. Inoltre, un adeguato addestramento all’autogestione della malattia permette di fare una vita normale senza particolari preclusioni ad alcuna attività lavorativa, sportiva o sociale.

Alcuni link utili:
Centro di riferimento regionale di diabetologia pediatrica
Coordinamento tra le associazioni italiane giovani con diabete

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