Intervista al veterinario

di Stefano Antonio Di Cicilia (7 anni)

Come la maggior parte dei bambini, anche a me piacciono molto gli animali. A casa ne vorrei tanti, ma abbiamo poco spazio e ho già Nanà, il mio cane. Quando ero più piccolo, verso i 5 anni, volevo fare anche io il veterinario e un giorno, dopo aver accompagnato Nanà dal veterinario insieme a mio padre, ho capito che era un lavoro affascinante ma molto impegnativo. Ho pensato così di fare qualche domanda a chi questo lavoro lo fa veramente, come il Dott. Dario Costanza, dottorando in Scienze cliniche Veterinarie all’Università Federico II di Napoli.

  1. Come hai deciso di diventare un veterinario? Bisogna studiare tanto?

Non ricordo un momento preciso in cui ho deciso di diventare Medico Veterinario; sicuramente il rispetto e l’amore per gli animali mi sono stati trasmessi dal mio nonno paterno. Credo che la decisione di affrontare questo percorso sia maturata inconsciamente nel corso della mia adolescenza, infatti, al termine del liceo ho partecipato al test di ammissione per il corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e per quello il Medicina Veterinaria, dopo l’esito positivo ho deciso quindi di intraprendere il percorso di studi per il conseguimento della Laurea in Medicina Veterinaria. Il corso di studi ha una durata di 5 anni, al termine dei quali ho conseguito la laurea; in seguito ho deciso di proseguire ulteriormente e approfondire le mie conoscenze con un Dottorato di Ricerca. Al termine di questa esperienza spero di poter proseguire con una Residency Europea (una specializzazione riconosciuta a livello europeo) e continuare la mia carriera nell’ambito della ricerca scientifica qui nella mia Università. Nel corso dei 5 anni del corso di laurea è necessario superare 53 esami in gran parte orali. Tuttavia ritengo che lo studio per chi decide di intraprendere questa carriera, così come altre, non si limita al solo fine del conseguimento della laurea ma continua ogni giorno in quanto non si smette mai di imparare. In definitiva quindi sì, bisogna studiare tanto.

  1. Quali strumenti usi? Sono come quelli del dottore?

In linea generale sì. Molti degli strumenti utilizzati dai Medici di Medicina Generale – e che siamo abituati a vedere nei loro studi – vengono utilizzati anche nell’ambito clinico Veterinario. Ad esempio, io mi occupo di Radiologia e, così come il Radiologo umano, utilizzo apparecchiature quali Tomografia Computerizzata (TC), Risonanza Magnetica (RM), l’ecografo e l’apparecchio radiologico che sono gli stessi identici utilizzati negli esseri umani. Esistono poi strumenti particolari che vengono utilizzati negli animali da reddito (quali mucche, cavalli, asini, pecore) che data la loro mole necessitano per l’esame clinico di strumenti ideati appositamente per loro e di cui non esiste un omologo in Medicina umana.

  1. Qual è stato l’animale più piccolo che hai visitato? E il più grande?

Credo che l’animale più piccolo e forse anche più curioso che abbia visitato sia stato un petauro dello zucchero, un piccolo marsupiale che sembra uno scoiattolo, dotato di una lunga coda e di una membrana vicino agli arti che gli consente di planare anche per molti metri e sembra quindi quasi in grado di volare. L’animale più grande invece è stata una tigre che è stata sottoposta ad esame TC per un problema alla colonna vertebrale che per fortuna si è risolto completamente.

  1. Quando devi operare qualche animale cosa provi?

Io non sono un chirurgo, ma come detto precedentemente mi occupo di Diagnostica per Immagini, interpreto quindi immagini ottenute con tecniche diverse al fine di giungere ad una diagnosi e decidere se il paziente ha bisogno o meno di un intervento oppure necessita di una terapia medica. Anche la mia figura quindi sebbene non coinvolta direttamente in sala operatoria (al pari di un chirurgo) ha notevoli responsabilità e di conseguenza ogni giorno sono sottoposto a stress e soprattutto all’inizio della mia carriera spesso provavo un po’ di ansia legata alla paura di sbagliare; con il tempo e il maturare dell’esperienza riesco a controllare meglio questi stati d’animo.

  1. È un lavoro stressante?

Sì, il lavoro ha diverse e varie fonti di stress. Ad esempio, può capitare di avere turni di lavoro molto lunghi che talvolta superano le 12 ore, oltre che ad un ampio carico di responsabilità. Un’altra grande fonte di stress è costituita dall’impossibilità nel poter curare e salvare tutti i nostri pazienti e alcuni di loro, purtroppo, non riescono a superare le malattie. 

  1. Tu di cosa ti occupi di preciso?

Attualmente svolgo il mio ultimo anno di Dottorato di Ricerca in Diagnostica per Immagini presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” ed oltre ad occuparmi dei pazienti da un punto di vista clinico, sono anche coinvolto direttamente nella ricerca e sperimentazione di nuove tecniche e metodiche di Diagnostica per Immagini che possono aiutarci nel capire prima e meglio le malattie da cui sono affetti i nostri pazienti. 

  1. Ti piace tutto del lavoro che fai o ci sono anche cose che non ti piacciono?

In linea generale amo il mio lavoro ma ci sono sempre degli aspetti negativi o che comunque andrebbero migliorati, come detto prima una delle cose che non mi piacciono è legata al mio orario di lavoro che considero eccessivo e di conseguenza al poco tempo che posso dedicare alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei hobby.

  1. La cosa più buffa che ti è capitata nel tuo lavoro?

Una delle cose più buffe e affascinanti che mi sia capitata è stata la visita di un cucciolo di foca, non qui in Italia ma in Scozia, paese in cui mi trovavo per un periodo di studio all’estero, che era stato ferito da una imbarcazione da pesca. Sebbene sembrino animali molto docili e coccoloni possono essere molto aggressivi e pericolosi essendo animali selvatici e non abituati al contatto con l’uomo. Al contrario questa foca era molto docile e di indole buona e amava essere coccolata da tutto lo staff dell’ospedale. Per fortuna la ferita che aveva riportato alla coda non era particolarmente grave e in seguito ad una settimana di cure è stata liberata nuovamente in mare lì dove era stata inizialmente soccorsa da dei volontari.

Nella foto: esame TC (tomografia computerizzata) in un pappagallo Ara gialloblu con problemi delle vie respiratorie. La TC ha un elevato valore diagnostico negli uccelli e permette una migliore valutazione di strutture anatomiche che appaiono sovrapposte all’esame radiografico convenzionale.
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