La mietitura

di Carmine Cocchiola (11 anni)

Un giorno, in macchina con mio padre, ho visto dei mezzi così grandi che occupavano quasi tutta la strada. Incuriosito, gli ho chiesto cosa fossero quelle macchine enormi e lui mi ha risposto che erano mietitrebbie e che servono a mietere e trebbiare il grano. Affascinato da ciò, ho chiesto a nonno come avveniva la mietitura nel passato.

Mio nonno mi ha spiegato che, prima degli anni ’60, questa era un’operazione lunga e faticosa: infatti, il grano maturo veniva tagliato con la falce dal mietitore che lasciava dietro di sé dei mucchietti chiamati mannelli. Dietro al mietitore c’era l’adiuvante (aiutante) che, mettendo insieme i mannelli, formava i covoni. A mano a mano i diversi covoni venivano raggruppati formando gli “ausielli” ( biche ). Poi le biche venivano messe su un carro e trasportate sull’aia. Qui venivano assemblate formando gruppi ancora più grandi chiamati casazze. Quindi si passava alla trebbiatura che consiste nel separare i chicchi dalla paglia frantumando la spiga. Il tutto avveniva sull’aia: si metteva il grano per terra e su di esso veniva messa una grossa pietra detta tufo che, trascinata dai buoi o dagli asini, frantumava le spighe. Sull’aia quindi rimanevano solo i chicchi e la paglia. Le contadine o massaie separavano i chicchi dalla paglia e dalla pula (la buccia) detta “iosca” con l’aiuto del vento e di grossi setacci detti “farnali” e dopo, per una selezione più accurata, si usavano i “crimi”.

Dopo gli anni ’60 si usava la mietilegatrice che era una macchina che tagliava il grano per formare direttamente i covoni. Poi gli uomini formavano le biche e le casazze. Un’altra macchina chiamata trebbiatrice trebbiava il grano separandolo direttamente dalla paglia e dalla pula. La paglia veniva espulsa dal retro.

Negli anni ’70 arrivarono le mietitrebbie che svolgevano il lavoro direttamente nei campi dove il grano veniva mietuto e trebbiato contemporaneamente. La paglia, inoltre, veniva eliminata dalla parte posteriore della mietitrebbia e andava nell’imballatrice per formare le balle. Quanta fatica per ottenere l’ingrediente principale dei miei piatti preferiti! Certo, le nuove tecnologie lo hanno reso più veloce, ma resta sempre un lavoro molto duro.

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