La verità sull’ansia

di Nicola Sasso

Oggi la dottoressa Maria Pina Famiglietti molto gentilmente ci parlerà di un concetto sempre presente, ovvero l’ansia. La dott.ssa ha un’enorme conoscenza nel campo della psicoanalisi e della psicoterapia, le quali costituiscono il suo campo lavorativo. I suoi ambiti d’intervento sono molto vasti e occupano molti aspetti della nostra vita, come problemi di coppia oppure problematiche legate a cambiamenti di vita. Tra i suoi campi di interesse troviamo anche l’ansia.

Tale sentimento è onnipresente nella nostra società e può riguardare diversi contesti della vita quotidiana. Molto spesso però il termine “ansia” viene usato a sproposito, compiendo anche un errore di definizione. Per tale motivo oggi questo articolo cercherà di rispondere alle domande più comuni riguardo questo concetto. Ovviamente prima di addentrarsi nella lettura dell’intervista voglio ringraziare la dottoressa per la disponibilità e la gentilezza concesse.

1) È giusto considerare l’ansia come una paura molto accentuata?

L’ansia si manifesta con effetti fisici (tachicardia, sudorazione eccessiva, tensione muscolare, difficoltà respiratoria) e con effetti psicologici (insonnia, alterazione della memoria  e della concentrazione, sensazione di minaccia, tensioni e preoccupazioni). Spesso ansia e paura vengono sovrapposte, ma si tratta di due emozioni differenti. La paura ci predispone a reagire ad un pericolo immediato. L’ansia invece ci prepara ad un evento che si potrebbe verificare nel futuro sotto forma di preoccupazione. Ansia e paura non sempre sono negative, in certi casi, come tutte le emozioni, assumono una funzione adattiva. La paura ci mobilita per la fuga da una minaccia, l’ansia ci permette di definire minacce future e prepararci anticipatamente ad esse. Di frequente però l’ansia è soggettivamente percepita come eccessiva e persistente. In questi casi si manifesta nelle diverse sintomatologie ansiose in modo più o meno invalidante nella vita delle persone che ne soffrono. 

Il sintomo diventa invalidante quando impedisce alle persone di vivere in benessere una o più ambiti della propria vita quotidiana (lavoro, scuola, relazioni, famiglia ecc)

Spesso le persone che si rivolgono ad un professionista della salute mentale (psichiatra, psicologo o psicologo-psicoterapeuta) con un disturbo di ansia descrivono lo stato di malessere come del tutto immotivato. Non si sa come mai sia insorto, quali possano essere le cause. L’ansia sembra non avere alcun senso e sembra che appaia all’improvviso senza una “reale” causa scatenante.

Invece anche i sintomi che fanno male hanno una funzione adattiva. Segnalano che qualcosa non va. La segnalazione è dolorosa, ma sicuramente in questo modo è più probabile che la persona rivolga l’attenzione verso il problema. Provate ad immaginare il sintomo ansioso come la spia rossa che segnala un guasto alla nostra auto. Se non ci fosse una spia rossa, qualcosa di estremamente visibile a segnalare un problema al motore, noi non andremmo mai dal meccanico a far riparare quello che non va. Così come se non avessimo un sintomo psicologico come quelli ansiosi non saremmo “costretti” a fermarci, rivolgere l’attenzione verso noi stessi e chiederci se siamo felici della vita e delle situazioni che stiamo vivendo.  Quindi l’ansia patologica (soggettivamente percepita come invalidante) può essere la spia che ci avvisa che qualcosa non va e che ci costringe – perché stiamo male – a porci delle domande sul proprio benessere. Negli opportuni contesti terapeutici l’ansia diventa una spia definibile  in modo differente da persona a persona. Le cause dell’insorgenza dei sintomi ansiosi – anche se si tratta degli stessi sintomi – sono sempre diverse per ciascuna persona perché ognuno di noi ha una propria storia.

2) L’ansia può essere vista come una delle cause della depressione?

Ansia e depressione sono due cose differenti.  L’ansia è un’emozione. La depressione è uno stato dell’umore.  Secondo il DSM V (Manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali) i sintomi della depressione sono:

-umore depresso (sentirsi triste, vuoto, senza speranza)

-perdita di interesse e piacere nel fare qualsiasi cosa

-significativa perdita di peso o aumento di peso

-agitazione psicomotoria o rallentamento psicomotorio

-stanchezza cronica e perdita delle energie

-sentimenti di indegnità o sensi di colpa eccessivi ed inappropriati

-maggiore difficoltà nel pensare e restare concentrati, oppure patologica indecisione

-ricorrenti pensieri di morte, ricorrenti ideazioni suicidarie oppure tentativi di suicidi

Bisogna dire che spesso la depressione viene sovrapposta alla tristezza profonda che in alcuni momenti della nostra vita è fisiologica e legittima come nel corso di un’elaborazione di un lutto. La depressione patologica invece è uno stato persistente nel tempo e presente sempre dell’arco della giornata di tristezza profonda che non si modifica nemmeno a fronte di eventi piacevoli e gioiosi.

Fatta la distinzione tra ansia e depressione si può dire che avere sintomi di ansia invalidanti può concorrere all’insorgenza di stati depressivi così come uno stato depressivo può essere caratterizzato anche da sintomi ansiosi. In sintesi ansia e depressione non possono sovrapporsi ma possono manifestarsi in concomitanza. 

3) L’ansia può essere legata solo a un determinato contesto di vita?

Si. L’ansia può essere legata solo un contesto di vita.  Riprendendo la definizione di ansia come spia di cui vi parlavo nella prima risposta, l’ansia se si manifesta in un determinato contesto di vita, segnala che probabilmente qualcosa non va in quella determinata situazione o contesto. Infatti esistono dei sintomi ansiosi che si definiscono proprio in base ai contesti in cui si manifestano.

Ad esempio esiste la fobia specifica che si manifesta se in una situazione di complessivo equilibrio psicologico, un fenomeno, un animale o un oggetto ben definiti, generano sistematicamente (ogni volta che si presentano) uno stato di ansia e una reazione di fuga  in modo spropositato rispetto al contesto.

O ancora la fobia sociale che è caratterizzata da paura o ansia accentuate relative a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo si sente sottoposto al giudizio altrui. Le situazioni sociali possono essere conversazioni, incontri con persone sconosciute, prestazioni pubbliche.

Il disturbo di ansia di separazione si riscontra spesso prima dei 12 anni. Consiste nella difficoltà per il bambino (o di un adulto) di allontanarsi dalle figure di riferimento e dalla casa. In questo disturbo, paura ed ansia significative, si manifestano per ogni motivo o situazione che comporti un allontanamento dai genitori, dal marito, dalla moglie, dall’amico, dalla propria casa. Il timore è che nella separazione possa accadere qualcosa di irreversibile e negativo ai propri cari o se stessi.

Altro esempio sintomatologico è il mutismo selettivo che riguarda prevalentemente l’età infantile ma può presentarsi anche in età adulta. Chi soffre di questo disturbo, nonostante lo sviluppo del linguaggio sia normale, non riesce a parlare in determinate situazioni sociali. Per i bambini solitamente è il contesto scolastico. Il termine selettivo indica che il bambino riesce ad esprimersi verbalmente solo in contesti e circostanze familiari, in cui si sente sereno, e con specifiche persone delle quali si fida. L’incapacità di parlare è connessa ad un elevato livello di ansia: tacere è l’unico modo per controllarla.

4) È possibile che alcuni momenti della propria vita possano diventare cause di ansia?

Assolutamente sì. Ci sono dei momenti nella vita delle persone che comportano un forte carico emotivo che si può manifestare sotto forma di ansia patologica. Di solito si tratta di momenti di svolta anche in senso positivo ed evolutivo. Mi vengono in mente momenti di passaggio come il matrimonio, la decisione di avere un figlio, cambiare lavoro, un trasferimento, andare in pensione. Lo sviluppo di una sintomatologia ansiosa è ancora più frequente quando il soggetto percepisce negativamente quel determinato momento della propria vita.

Riprendendo la definizione di ansia come qualcosa che si prepara ad un pericolo  possiamo immaginare che in questi casi il sintomo insorge per preparare la persona ai cambiamenti più o meno negativi che si prefigura. Noi tendiamo ad adattarci ai contesti di vita e a trovare un equilibrio in essi, i cambiamenti anche se possibilmente positivi, possono essere percepiti come pericolosi. Questo perché in contesti familiari le persone conoscono le strategie che mettono in atto e si sentono sicuri che esse funzionano. Quando si tratta di nuovi contesti anche le modalità di adattamento devono necessariamente cambiare e questo comporta un impiego maggiore di energie e risorse psichiche. Da qui la possibilità che scenari nuovi possano generare sintomi ansiosi.

Concludendo, è importante sapere che quindi in certe situazioni sintomi ansiosi possono essere anche fisiologici. Ma nel momento in cui diventano invalidanti e fonte di malessere per la persona è importante rivolgersi a dei professionisti della salute mentale. I professionisti abilitati alla cura dei sintomi psicologici e quindi anche di quelli ansiosi sono lo psichiatra, lo psicologo e lo psicologo-psicoterapeuta.  

5) Quali possono essere i rimedi giusti per combattere l’ansia?

Nel corso della mia esperienza professionale ho osservato che non esiste un metodo giusto che va bene per tutti. Siamo tutti diversi quindi anche se ci sono due persone con lo stesso sintomo il percorso di psicoterapia deve essere necessariamente calibrato sulla singola persona per essere funzionale. I sintomi assumono un senso soggettivo e vengono vissuti in modo soggettivo quindi è importante costruire il percorso di cura con la singola persona. Tuttavia ci sono degli aspetti della psicoterapia che hanno sempre un’importante funzione. Tra questi  l’ascolto attento e senza pregiudizi da parte del professionista e la comprensione e l’accettazione del sintomo da parte del paziente. Accade spesso che i pazienti che arrivano nella stanza dello psicologo o dello psicologo psicoterapeuta lo fanno con il pregiudizio estremamente diffuso che è colpa loro se hanno un problema psicologico,  perché il problema psicologico è autoprocurato mentre il problema organico arriva per sfortuna. Bisogna sfatare prima questo pregiudizio sia razionalmente sia inconsapevolmente. Accettare che il sintomo sia arrivato, bisogna capire come e perché e poi si potrà star meglio. Ora questi passaggi sembrano facili ma in realtà possono essere complessi e richiedere del tempo che ovviamente è sempre soggettivo. Riassumendo, la consapevolezza soprattutto emotiva costruita nel corso di una psicoterapia permette alla persona di dare un senso al sintomo in termini di messaggio che ci segnala che qualcosa non va. Nel momento in cui è possibile dare parola in modo differente alle cause del sintomo, esso non avrà più bisogno di manifestarsi e con molta probabilità tenderà progressivamente ad estinguersi. Nel momento in cui la persona riesce a dare senso alla  propria sintomatologia, capirne le cause consapevoli e inconsapevoli, il sintomo non ha più ragione di esistere. Se segnalava qualcosa che è stato visto da soggetto non ha più bisogno  di manifestarsi.

Nelle manifestazioni sintomatologiche acute ed invalidanti è utile anche far ricorso alla terapia psicofarmacologica che non va intesa come sostituto di una psicoterapia. Sono due processi di cura paralleli che concorrono entrambi al benessere del paziente. La psicoterapia è un percorso di cura che si occupa del sintomo attraverso la parola. La terapia psicofarmacologica aiuta nella riduzione della sintomatologia e nella possibilità di preservare la funzionalità della persona nei vari ambiti della propria vita.  La terapia psicofarmacologica deve essere prescritta dallo psichiatra in modo tale che ne venga monitorato uso corretto e dosaggio corretto e adatto alla singola persona. Lo psichiatra  con il paziente valuterà poi, passato il momento acuto, l’eventuale riduzione, modifica o eliminazione della terapia psicofarmacologica. Colgo l’occasione per disincentivare le forme di autocura soprattutto quelle farmacologiche. Terapie sbagliate e non calibrate sulla persona possono danneggiare e cronicizzare le problematiche ed aumentare la frustrazione della persona che non vede soluzione al proprio problema. Quando si tratta si salute mentale rivolgetevi allo psichiatra per la psicofarmacologia e allo psicologo o psicologo-psicoterapeuta per i trattamenti di psicoterapia. Tutte le altre figure non sono abilitate alla cura riabilitativa dei disturbi psicologici.

6) Secondo lei la nostra società pone il dovuto peso sull’ansia, oppure tende a sottovalutarla e a ignorarla?

Seppure c’è in atto un cambiamento di tendenza, quando si tratta sintomi psicologici esiste una tendenza a sminuire o sottovalutare rispetto alle problematiche di natura organica. É ancora diffuso  il pregiudizio che il disagio mentale sia creato nella mente e quindi se è creato nella mente della persona non esiste realmente oppure può essere facilmente eliminato con la forza della motivazione. In realtà i sintomi psicologici sono reali, fanno soffrire e le persone non ne hanno nessun controllo né tantomeno sono facilmente eliminabili con la forza della motivazione. Possono essere più o meno  invalidanti almeno quanto i sintomi di una malattia ad origine organica.

Fortunatamente questo pregiudizio sta diminuendo grazie alla divulgazione e alla maggiore consapevolezza e conoscenza sulla salute mentale. Sembra che le persone facciano più attenzione al proprio benessere psicologico e che conoscano meglio i professionisti a cui rivolgersi per prendersene cura.

Noi professionisti osserviamo che le persone fanno meno fatica a dire che si rivolgono ad un psicologo a differenza di qualche anno fa in cui era quasi un tabù, una vergogna rivolgersi allo psicologo. Il periodo della pandemia ha mostrato come tutti possiamo essere fragili e bisognosi di aiuto, e ha permesso alle persone di comprendere che in alcuni momenti della vita è importante chiedere aiuto psicologico e che questo non significa essere matti o strani.

Conferma questa osservazione l’enorme successo che ha avuto il bonus psicologo ovvero un aiuto economico da parte dello Stato per sostenere le spese di consulenza psicologica. Le richieste da parte dei cittadini sono state tantissime, soprattutto da parte dei giovani e degli adolescenti che sono la fascia di età che si è rivolta di più allo psicologo in questo periodo di pandemia.

Purtroppo però questa enorme richiesta mostra due grosse difficoltà che andrebbero sanate. La prima che i servizi pubblici di salute mentale sono troppo pochi rispetto alla richiesta e che quindi andrebbero rinforzati. La seconda che purtroppo molte persone non usufruiscono dei servizi psicologici per motivi economici dato che per la carenza di servizi pubblici devono rivolgersi necessariamente al privato che ovviamente ha costi di servizio maggiori.

7) Secondo lei l’ansia è aumentata durante questi tempi così delicati?

Credo che il periodo della pandemia sia stato complicato e duro per molte persone. Non entro nel merito altrimenti non finiamo più l’intervista. Rispetto alla salute mentale la pandemia,  in molti casi, ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 

Come se il momento critico avesse favorito l’emergere di problematiche che erano rimaste sotto soglia. Magari prima della crisi c’era qualcosa, c’erano dei malesseri, c’erano delle difficoltà che hanno preso forma in sintomi nel momento in cui anche il macrocontesto legittimava il malessere. Se c’è un periodo di difficoltà “possiamo permetterci” di stare male e di chiedere aiuto.

Quindi sicuramente c’è una percentuale di malessere che esisteva già prima e che è arrivato nelle stanze di terapia durante la pandemia per questa dinamica.

Esiste anche una percentuale di difficoltà che sono emerse a causa delle ripercussioni logistiche ed emotive della pandemia, è questo vale soprattutto per gli adolescenti e i giovani adulti, le fasce di età che hanno maggiormente risentito, in termini di salute mentale, del momento critico. L’ aumento della manifestazione del disagio psicologico è avvenuto soprattutto attraverso stati ansiosi e depressivi.

Fortunatamente la pandemia ha legittimato la richiesta di aiuto specialistico e  maggiore mobilitazione  nei servizi di prima accoglienza del disagio come ad esempio aiuto alle scuole per l’istituzione degli sportelli scolastici. Questo ha favorito un maggiore ascolto e l’elaborazione delle difficoltà in emergenza. L’ideale sarebbe fare tesoro di questo periodo e imparare che i servizi di supporto di base per la salute psicologica andrebbero rinforzati non solo nei momenti di crisi. La prevenzione è fondamentale nell’ambito del benessere psicologico.

8) Tutte le fasce di età soffrono allo stesso modo l’ansia oppure ci sono alcune che ne soffrono di meno, e altre di più?

L’ansia patologica con le sue diverse manifestazioni sintomatiche è sicuramente molto diffusa e riguarda tutte le fasce di età. 

Negli studi psicologici arrivano persone di tutte le età con sintomi ansiosi e sicuramente si possono definire delle tendenze generali sul tipo di ansia patologica maggiormente diffusa in base all’età.

I bambini esprimono l’ansia soprattutto sotto forma di sintomi psicosomatici e con le fobie, spesso quella scolastica. Gli adolescenti e i giovani adulti sono la fascia di età che più di tutte arrivano dallo psicologo con la consapevolezza e la minore difficoltà ad ammettere che i loro sintomi sono di origine psicologica. Hanno meno remore a riconoscere il malessere se è di origine psicologica.

Invece tendenzialmente la fascia di età che va dai 50 anni in poi riporta la difficoltà ad accettare che la problematica ansiosa possa essere di origine psicologica. Di solito arrivano dallo psicologo come ultima spiaggia e escludendo tutte le altre possibili origini mediche degli stati ansiosi. Di solito infatti in questa fascia di età i sintomi ansiosi si manifestano soprattutto sotto forma di sintomi somatici. Ad esempio con tachicardia, pressione alta, gastrite, emicranie frequenti, attacchi di panico. Quindi ricapitolando e sintetizzando le manifestazioni ansiose generalmente cambiano a seconda della fascia d’età ma cambiano sicuramente a seconda della persona. Se Francesco e Giada hanno la stessa manifestazione ansiosa e la stessa età la problematica sarà comunque affrontata in modo differente.

In conclusione rinnovo i ringraziamenti alla dottoressa e aggiungo anche il suo sito molto interessante:

https://www.mariapinafamiglietti.it/

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